Commento dei precedenti pontefici succeduti nei secoli sulla figura di San Giuseppe
La figura di San Giuseppe è stata oggetto di riflessione crescente nella storia della Chiesa. Nei primi secoli era meno sviluppata, ma col tempo i pontefici ne hanno approfondito il ruolo spirituale, familiare e universale. Ecco una sintesi dei principali interventi dei papi lungo i secoli.
Dai primi secoli al Medioevo
Nei primi tempi del cristianesimo, l’attenzione era concentrata soprattutto su Cristo e Maria. Tuttavia, già autori come Sant'Agostino riconoscevano in Giuseppe:
un uomo giusto e fedele il custode della verginità di Maria
un esempio di obbedienza silenziosa al progetto divino
Nel Medioevo cresce la devozione, sostenuta anche da santi come San Bernardo di Chiaravalle, che sottolineava:
il ruolo di Giuseppe come custode della Sacra Famiglia
la sua missione unica nella storia della salvezza
Età moderna: il riconoscimento ufficiale
Un momento decisivo arriva con Papa Pio IX che nel 1870 proclama: San Giuseppe Patrono della Chiesa universale
Questo avviene nel contesto difficile della perdita dello Stato Pontificio, e Giuseppe viene indicato come:
protettore della Chiesa nelle difficoltà modello di fede nelle prove
Papa Leone XIII
Con l’enciclica Quamquam pluries (1889), Leone XIII sviluppa una vera teologia di San Giuseppe:lo presenta come capo della Sacra Famiglia ne sottolinea la dignità unica accanto a Maria invita i fedeli a ricorrere a lui nei momenti di crisi Lo definisce: custode fedele e prudente della famiglia divina
XX secolo: modello per il mondo moderno
Papa Pio XII
istituisce la festa di San Giuseppe lavoratore (1° maggio)
lo propone come modello dei lavoratori cristiani
Papa Giovanni XXIII
inserisce il nome di Giuseppe nel Canone Romano della Messa
ne sottolinea l’umiltà e il silenzio operoso
Papa Giovanni Paolo II
Con l’esortazione apostolica Redemptoris Custos (1989):
approfondisce il ruolo di Giuseppe nel mistero della Redenzione
lo presenta come:sposo di Maria padre nella fedecustode del Redentore
Evidenzia:
la sua paternità autentica, anche se non biologica il valore del lavoro e della vita quotidiana
Papa Francesco
Con la lettera apostolica Patris corde (2020), in occasione dei 150 anni del patronato: descrive Giuseppe come: padre amato padre nella tenerezza padre nell’ombra Sottolinea: il coraggio creativo nelle difficoltà la fiducia totale in Dio il valore del “silenzio che agisce”
Sintesi
Nel corso dei secoli, i papi hanno progressivamente evidenziato in San Giuseppe: custode della Sacra Famiglia e della Chiesa modello di fede e obbedienza esempio di lavoratore e padre protettore nelle difficoltà
La sua figura è passata da una presenza discreta nei Vangeli a un riferimento universale per la vita cristiana.
PIO IX E SAN GIUSEPPE
Il culto di S. Giuseppe nella Chiesa
Il decreto Quemadmodum Deus, con il quale Pio IX proclamava S.Giuseppe patrono della Chiesa universale, affermò che «la Chiesa ebbe sempre in grandissimo onore e ricolmò di lodi il beatissimo Giuseppe e di preferenza a lui ricorse nelle angustie».
1 Tale espressione, considerata alla sola luce dei documenti storici, è difficilmente documentabile e, perciò, potrebbe sembrare – se non addirittura errata – almeno come facente semplicemente parte del formale ed iperbolico stile dei documenti legali. In realtà, essa vuole esprimere una situazione “di diritto”, ossia connaturale al ruolo e alla dignità che ebbe S. Giuseppe, anche se “di fatto” la sua presa di coscienza da parte della Chiesa dovette attendere una lenta maturazione. Il “diritto” è fondato sulla funzione che S. Giuseppe ha avuto e continua ad avere nell’economia della salvezza. Il riconoscimento di questo diritto, già affermato a livello popolare, fatica invece ancor oggi a farsi un varco nel campo della cultura sacra.
Alcuni esempi estremi possono bastare. Da una parte, la recentissima Enciclopedia delle Religioni, mentre dedica addirittura otto colonne all’antico patriarca Giuseppe, 3 omette la voce “Giuseppe, sposo di Maria”, come pure né la Enciclopedia cattolica, 4 né la Biblioteca Sanctorum 5 alla voce “Pio IX” accennano a S. Giuseppe. Da un’altra parte, sorprende positivamente il vedere come l’Index systematicus rerum dell’Enchiridion Symbolorum di Denziger-Schönmetzer assegna giustamente S. Giuseppe alla sezione “Deus salvans per Iesum Christum”, nell’apprpriato contesto della Historia salutis e subito dopo “Partes B. Mariae Virginia in opere savationis”, col titolo significativo: “Partes S. Ioseph in istoria salvationis.” 6
Ma anche se la storia del culto di S. Giuseppe ne registra un risveglio piuttosto tardivo, sono pur sempre i Vangeli stessi a testimoniare che l’atteggiamento della Chiesa verso S. Giuseppe non è stato quello dell’oblio, ma dell’onore e della lode, anche se non dell’invocazione. Sappiamo, infatti, che i Vangeli sono la “principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo Incarnato, nostro salvatore”. Ebbene, proprio essi, che “sono di origine apostolica”, perché tramandano per iscritto “ciò che gli apostoli per mandato di Cristo predicarono”, 7 attestano l’onore delle comunità cristiane verso S. Giuseppe. Giustamente fa notare B. de Margerie:
“Quando il testo greco del Vangelo di Matteo dichiara che Giuseppe è giusto, bisogna vedervi la lode delle Chiese palestinesi e anche quella delle Chiese greche della gentilità, che leggevano questo Vangelo con favore. L’espressione ‘sposo di Maria’, nel contesto, è assai più di una semplice menzione storica; come la precedente, essa esprime un culto di lode, che non è ancora quello della invocazione, ma la prepara e la contiene in germe”. 8 Inclytus Patriarca Ioseph
Se a tutti è noto che Pio IX proclamò S. Giuseppe patrono della chiesa universale, non tutti sanno che egli, già l’anno successivo alla sua elezione al sommo pontificato, ossia il 10 settembre 1847, attraverso un decreto Urbis et Orbis aveva esteso la festa del Patrocinio a tutta la Chiesa, assegnandola alla terza domenica dopo Pasqua con il rito doppio di seconda classe.
Tale festa era già celebrata in diversi Ordini e diocesi un po’ ovunque, non solo un Europa, ma anche negli Stati Uniti e nel Canadà. L’avevano ottenuta per primi da Innocenzo XI i Carmelitani di Spagna e Italia nel 1680 e gli Agostiniani nel 1700; la diocesi di Roma vi era giunta nel 1809. L’estensione di detta festa a tutta la Chiesa non era stata mai concessa, nonostante la petizione iniziale dell’Imperatore Leopoldo
I (5 febbraio 1684), occasionata dalla sua riconoscenza a S. Giuseppe per la liberazione di Vienna dai Turchi il 12 settembre 1683, e il sempre crescente desiderio del popolo fedele. 9
Il decreto della S. Congregazione dei Riti, sulla base della già esistente festa del Patrocinio celebrata “longe lateque” con messa e ufficio alla domenica terza dopo Pasqua, la rende “de praecepto” estendendola “ad universalem Ecclesiam”.
La petizione è presentata al Papa a nome del Card. Costantino Patrizi, degli altri Cardinali di S. Romana Chiesa e “quamplurium fidelium”. Pio IX accoglie “apostolica benignitate” tali suppliche, trovandole “apprime conformes singulari pietati suae erga Sanctum Iosephum”, testimonianza che il Pontefice amerà ripetere anche nella Lettera apostolica Inclytum Patriarcham (7 luglio 1871), dove preciserà che tale devozione fu da lui nutrita fin dalla adolescenza. A prova di questa devozione cresciuta con lui, ci è gradito citare una Novena con panegirico, che egli tenne nella chiesa di S. Ignazio (Roma) nel 1823, prima della partenza per il Cile, quando era ancora giovane sacerdote. I temi svolti allora mostrano all’evidenza la maturità della sua devozione. 10
Se S. Giuseppe è venerato com “misericors ad Deum mediator efficaxque patronus”, ciò è dovuto alla dignità del suo ufficio, alle grazie che ne conseguono e alla fedeltà con cui lo eseguì.
La dignità di S. Giuseppe gli deriva dal fatto della sua “tam sublimis electionis” a essere “putativus pater” del Figlio unigenito del Padre onnipotente e “verus sponsus Reginae mundi et Dominae angelorum”. Si tratta di due titoli ineguagliabili, che fanno di Giuseppe il patriarca celebre, famoso, illustre, ossia l’Inclytus Patriarcha Ioseph, espressione con la quale inizia appunto il decreto. 11
E’ chiaro che “i nobili uffici, ai quali era stato deputato dalla divina Sapienza”, comportavano un grado tale di “praecellentis dignitatis ac sanctitatis” da non potere andare disgiunti da “singularibus gratiis ac charismatibus coelestibus”, con i quali il Padre onnipotente “auxit ac abunde cumulavit” colui che doveva rivestire ruoli tanto importanti presso l’unigenito Figlio di Dio e la Regina del mondo e Signora degli angeli.
Giuseppe dal canto suo “prefecte explevit” le parti assegnategli e gli incarichi ricevuti. Egli, infatti, si pose incessantemente “in omnibus” agli ordini dei consigli e della volontà di Dio con una prontezza “propemodum inenarrabili” così da piacere a Dio e divenirgli “dilectus”.
Avendo giustamente meritato la lode e i premi “boni fidelisque servi”, è ora “gratia et honore coronatus in coelis”, dove ha assunto “novum officium”. Egli deve “per mezzo dei suoi abbondanti meriti e con l’appoggio della sua preghiera portare soccorso alla miserrima condizione degli uomini e con la sua validissima intercessione impetrare al mondo ciò che la possibilità umana non può ottenere”. Il documento ci sembra davvero singolare; sorprende, quindi, la sua assenza in raccolte specializzate. 12 Mentre nei precedenti documenti della S. Sede S. Giuseppe aveva ottenuto al massimo il titolo di “precarissimo sposo della Beatissima Vergine Madre di Dio”, 13 qui detto titolo è preceduto da quello di “putativus pater” dell’unigenito Figlio di Dio onnipotente. Si ha, inoltre, in questo documento il primo trattato ufficiale su S. Giuseppe, ovviamente in miniatura, ma con riferimento esatto ai suoi titoli, grandezza, dignità, santità e missione estesa al mondo intero. Dopo questo documento bisognerà attendere fino al 1870 per averne un altro del genere, ma sarà facile documentare come tutto l’arco del pontificato di Pio IX sia caratterizzato da un crescente sviluppo della devozione a S. Giuseppe, che interessa anche Concili particolari, e da continui interventi della S. Sede per promuovere e debitamente regolare devozioni, associazioni, congregazioni e movimenti del popolo cristiano. È quanto ora facciamo, anche se schematicamente.
Concili particolari
Lo sviluppo del culto di S. Giuseppe interessa nella seconda metà del secolo XIX anche alcuni Concili provinciali. 14
Essi sono il Concilio di Vienna (1858), 15 il Concilio di Praga (1860), 16 il Concilio di Kolocsa (Ungheria, 1862), 17 il Concilio di Colombia (1868). 18 Non mancano in alcuni I riferimenti espliciti a Pio IX, quale animatore.
Il Concilio di Bordeaux (1868) esorta I fedeli a onorare con culto speciale S. Giuseppe: “Nel tempo stabilito da Dio, egli suscitò insigni araldi che proclamassero le grandezze e propagassero il culto del santo Patriarca. Sotto questa medesima ispirazione, Pio IX, nostro glorioso pontefice, estese a tutta la Chiesa la festa del Patrocinio di S. Giuseppe, volendo in questo modo collocare tutto l’universo cattolico sotto la sua protezione. Attirati dall’esempio del supremo Pastore, i fedeli, principalmente in questi ultimi tempi, hanno rivaleggiato nel loro zelo per tributare al santo Patriarca tutti i segni della più tenera e ardente devozione. Gli si erigono altari, si costruiscono templi in suo onore, si pongono sotto il suo nome e patrocinio associazioni e famiglie religiose approvate e altamente favorite dall’autorità apostolica… Secondo l’esempio del supremo Pastore Pio IX, che ripetute volte ha riunito tutto il popolo cristiano ai piedi di S. Giuseppe, raccomandiamo vivamente ai direttori di anime che promuovono con tutti i mezzi a loro disposizione il culto e la devozione verso il santo Patriarca”.19
Il II Concilio provinciale di Baltimora (1866), raccomando “ardentemente” le pie associazioni destinate a glorificare S. Giuseppe, afferma a sostegno che “il sovrano Pontefice Pio IX ha dichiarato molte volte che questo gli è oltremodo gradito”.
20 Devozioni
Pio IX estende le indulgenze, già concesse nel 1819 e 1836 alla preghiera dei Sette dolori e allegrezze di S. Giuseppe, anche alla sua forma breve, a favore degli infermi. 21
Accresce i privilegi, già concessi nel 1836, alla pia pratica delle Sette domeniche in onore dei dolori e allegrezze di S. Giuseppe, moltiplicando le indulgenze plenarie e semplificando le preghiere.22
Su richiesta dell’arcivescovo di Modena e di altri otto vescovi italiani, concede indulgenze a quanti consacrano se stessi e la loro famiglia a S. Giuseppe e praticano qualsiasi forma di devozione a S. Giuseppe approvata dalla Chiesa. 23 Nel documento di concessione è detto che con la loro devozione a S. Giuseppe i fedeli intendono rendersi propizio e benevolo il divino Redentore “che, dimorando in terra tra gli uomini, si servì di S. Giuseppe come suo custode ed educatore”.
Su richiesta del vescovo di Verona, approva la formula di benedizione del
Cordone o cingolo di S. Giuseppe, devozione che risale alla metà del secolo XVII e che vuol essere segno di una speciale unione al capo della S. Famiglia. Mentre i sette nodi del cordone richiamano i sette dolori e allegrezze di S. Giuseppe, il cordone è elemento di molti abiti religiosi e, quindi, di appartenenza a una confraternita. 24
Su richiesta del Vicario apostolico di Dancing, concede alla Cina e ai regni adiacenti che le indulgenze già concesse per il mese di Maria siano attribuite anche al Mese di S. Giuseppe. 25 Dette indulgenze per il mese di marzo erano già state concesse il 12 giugno 1855 – “risplendendo sempre più la massima speranza di aiuto e di difesa per il popolo cristiano nel patrocinio di S. Giuseppe sposo della B. V. Maria”. – per chi avesse compiuto il pio esercizio contenuto nel libro edito a Roma: Considerazioni delle virtù del S. Patriarca Giuseppe a dedicargli il mese di marzo. Il 27 aprile 1865 Pio IX elargisce maggiori vantaggi spirituali “perché aumenti sempre più a devozione verso tanto celeste patrono e tale metodo di preghiera si propaghi più facilmente e ampiamente”. Le stesse indulgenze vengono concesse ai fedeli che celebrano il mese di S. Giuseppe dal 16 o 17 febbraio al 19 marzo.26 Indulgenza per le sole Piccole Sorelle dei Poveri la preghiera Ave, Ioseph, nella quale S. Giuseppe riceve il titolo di “educator optime”. 27
“Avendo grandemente a cuore di vedere la devozione verso S. Giuseppe aumentare di giorno in giorno”, indulgenzia la preghiera composta in italiano: Vi ricordi, o purissimo Sposo di Maria Vergine (26 giugno 1863).
Il 12 marzo 1869 acconsente che si incoroni “a suo nome” la statua di S. Giuseppe venerata a Bruxelles nella Chiesa dei PP. Carmelitani, dove è pure attiva una fiorente Confraternita di S. Giuseppe di Mill Hill, presso Londra. 28 In questa ultima occasione Pio IX afferma di onorare S. Giuseppe “ex animo” e di procurare “omnia quae in Domino possumus”, affinché la pietà dei fedeli “si infiammi sempre più veementemente nell’onorarlo”.
Concede un’indulgenza per i sacerdoti che reciteranno prima o dopo la S. Messa le preghiere a S. Giuseppe: O felicem virum, beatum Ioseph e Virginum custos et pater. 29 Confraternite
Poiché le confraternite si diffondevano ovunque, ci limiteremo alle più importanti.
La S. Sede concede l’approvazione (?) e le indulgenze alla Associazione per il culto perpetuo di S. Giuseppe, fondata da una pia signora di Milano nel 1854. 30 Il 5 luglio 1861 con la Lettera apostolica Iam alias Pio IX arricchisce detta Associazione di altre indulgenze, affermando che “gli sta sommamente a cuore che i fedeli venerino con onore perpetuo chi fu custode di Gesù e sposo dell’immacolata Madre di Dio, e diventino veramente imitatori delle sue preclare virtù”. Il 27 gennaio 1863 indulgenzia per la stessa Associazione la giaculatoria: Alme Ioseph, dux noster, nos et sanctam Ecclesiam protege.
Eleva ad Arciconfraternita, con potere di aggregazione in tutto il territorio francese, la Confraternita di S. Giuseppe fondata ad Angers nel 1859 nel noviziato dei PP. Gesuiti. 31
Uguale diritto e potere viene concesso all’Arciconfraternita di S. Giuseppe eretta a Beauvais nella cappella dei Fratelli delle Scuole Cristiane. 32 Su richiesta del Superiore Generale di detta Congregazione, Pio IX indulgenzia la preghiera già nota Virginum custos et pater (3 febbraio 1863), affermando di “essere facilmente portato ad assecondare tali voti e così pie preghiere”. Alla suddetta Arciconfraternita di Beauvais il Papa concede ancora la facoltà di benedire e imporre il Cordone o cingolo di S. Giuseppe, perché “i fedeli si preoccupino di essere illibati nei costumi e di condurre una vita senza colpa e degna del nome cristiano, facilitati dalla guida e protezione (magistro e auspice) di S. Giuseppe, che per la mirabile castità della vita trascorsa puramente meritò di essere custode ed educatore di Gesù, re di vergini, e sposo della Immacolata Madre di Dio”. 33 Per la proclamazione di S. Giuseppe, a patrono della Chiesa universale, questa Arciconfraternita inviò al Concilio Vat. I una petizione con oltre 200.000 firme!
Erige canonicamente il 19 marzo 1862 la Pia Unione di S. Giuseppe nella chiesa di S. Rocco in Roma, elevandola il 23 settembre a Unione Primaria. 34
Eleva ad Arciconfraternita la Confraternita di S. Giuseppe, fondata nella parrocchia di S. Giuseppe a Parigi dal P. Nazaire Arnault, e lo autorizza ad aggregare altri nella diocesi di Parigi. 35
Concede l’indulgenza plenaria alla Associazione cattolica artistica ed operaia di carità reciproca, di cui S. Giuseppe è compatrono con la B.V. Immacolata e S.Luca, fondata a Roma da G. Cavalletti e B. Bonanni. 36
Istituti religiosi Sotto il pontificato di Pio IX si svilupparono diverse Congregazioni giuseppine.
Eccone un elenco.
Approvazione dell’Istituto delle Suore di S. Giuseppe di Cluny nella diocesi di
Autun, 37 fondato da Anne-Marie Javouhey.
Decreto di approvazione della Congregazione di S. Giuseppe di Chambery. 38
Decreto di lode delle Suore di S. Giuseppe di Bourg nella diocesi di Belley. 39 Istituto dericato dalle Suore di S. Giuseppe di Lione (Le Puy).
Approvazione dell’Istituto delle Suore dell’Apparizione di S. Giuseppe (diocesi di Albi in Francia), fondate da S. Emily de Vialar († 1856). 40
Decreto di lode delle Suore di S. Giuseppe di Carandolet, fondate
nell’Arcidiocesi di St. Louis, Missouri, 41 quale derivazione delle Suore di S. Giuseppe di Lione (Le Puy). Vennero approvate il 3 luglio 1867. 42 Decreto di lode dei Giuseppini del Belgio, fondati nel 1817 dal can. Costante Van Crombrugge. 43 Decreto di lode delle Figlie di S. Giuseppe di Venezia, fondate da Mons. Luigi Carbulotto. 44 Approvazione delle costituzioni delle Suore di S. Giuseppe di Bordeaux. 45
Approvazione delle costituzioni delle Suore di S. Giuseppe di Saint-Vallier (Canadà). 46
Accanto a queste piante già sviluppatesi nel giardino della Chiesa in onore di S. Giuseppe e da Pio IX espressamente approvate, altre ve ne sono germogliate proprio al calore della devozione a S. Giuseppe alimentato da Pio IX. Vogliamo almeno elencare gli Istituti maschili.
Società missionaria di S. Giuseppe di Mil Hill, fondata nel 1866 dal futuro Card. H. Vaughan a Mil Hill, presso Londra.
Missionari di S. Giuseppe nel Messico, fondati nel 1872 da J. M. Vilaseca in Città di Messico.
Congregazione di S. Giuseppe (Giuseppini del Murialdo), fondata nel 1873 a Torino da S. Leonardo Murialdo.
Oblati di S. Giuseppe (Giuseppe di Asti), fondati nel 1878 in Asti del Ven. Giuseppe Marello, futuro vescovo di Acqui.
Diocesi Non mancano diocesi che chiedono S. Giuseppe come speciale patrono. Pio IX concede alla diocesi di S. Giuseppe di Costarica non solo di onorare S. Giuseppe come titolare, ma anche come patrono con festa di precetto. 47 Concede una indulgenza plenaria nella festa di S. Giuseppe e del Patrocinio a tutte le chiese, cappelle ed oratori della diocesi di Montréal (8 giugno 1862).
Concedendo per la diocesi di Napoli una ulteriore indulgenza (la precedente era del 28 settembre 1802) alla preghiera Virginum custos et pater, Pio IX afferma che “gli sta grandemente a cuore che la devozione verso S. Giuseppe, la quale si è presentemente diffusa in modo mirabile, sia suscitata sempre più negli animi dei fedeli, così che si studino di imitare la vita e i costumi dell’uomo giusto”. 48
Conferma l’elezione di S. Giuseppe come compatrono di Pero nella diocesi di Aiaccio. 49
Movimenti e petizioni
Non deve fare meraviglia che, favorite dalla animazione del Pontefice e corroborate dalle esortazioni dei Concili particolari, si siano sviluppate nella Chiesa anche delle petizioni da parte di Movimenti di fedeli, con lo scopo di ottenere un culto più distinto verso S. Giuseppe nella liturgia.
Una prima petizione si era già avuta nel 1815 al tempo di Pio VII. Promossa da un “certo numero di fedeli”, era rivolta ad ottenere due cose: l’aggiunta del nome di S. Giuseppe nel Canone della Messa e l’aggiunta facoltativa dello stesso nome della colletta A cunctis. La risposta fu negativa per la prima parte, ma positiva per la seconda. 50 Una petizione ben più imponente con 150.000 firme di sacerdoti e fedeli italiani fu consegnata a Pio IX il 22 aprile 1866, festa del Patrocinio di S. Giuseppe.
L’iniziativa era partita da Modena, promossa del can. Domenico Ricci, professore universitario di storia ecclesiastica, da D. Antonio Dondi e da Mons. Raffaele Coppola. 51 Nel “postulatum” gli oratori si appellano sia alla devozione personale del S. Pontefice che alla promozione da lui data al culto del Santo e chiedono per S. Giuseppe il culto di somma dulìa, da esprimersi liturgicamente con l’elevare la festa del Patrocinio al rito doppio di prima classe con ottava per tutta la Chiesa cattolica, con l’aggiungere il suo nome nella Messa, subito dopo quello della sua Sposa, nel Confiteor, Suscipe Sancta Trinitas, nel Libera nos e nel Canone, con il collocare il nome di S. Giuseppe nelle litanie dei Santi prima del nome del Precursore. 52 Il “postulatum” rimase senza risposta, ma ciò non valse a diminuire lo slancio dei devoti di S. Giuseppe, che da ogni parte d’Europa inviarono alla S. Sede centinaia di migliaia di firme.
Tra le altre iniziative si era costituita nell’ottobre del 1867 a Ferrara nella parrocchia di S. Maria Nuova la “Società promotrice” della proclamazione del patrocinio di S. Giuseppe sulla Chiesa universale. Essa scrisse una Memoria in latino e redasse un Votum, sottoscritto da numerose autorità ecclesiastiche. 53 Presane visione, in una udienza del giugno 1869, Pio IX esclamò: “S. Giuseppe sta per diventare un pezzo grosso, non davanti a Dio, perché davanti a Dio fu sempre grande, ma davanti agli uomini Sì, è bene che il corpo mistico di nostro Signore sia messo sotto la potente protezione di colui che ha vegliato su Gesù e Maria”. 54
Il già nominato D. Dondi aveva fondato nel 1863 il periodico Il divoto di S. Giuseppe. Pio IX ne incoraggiò il fondatore con queste significative parole: “Che cosa non è lecito sperare dal patrocinio e favore di colui al quale Dio unì col vincolo coniugale la Vergine madre del suo Unigenito e alla cui custodia affidò e sottomise lo stesso suo Figlio, costituendolo padrone della sua casa? I segnalati benefici ripetutamente elargiti a coloro che se ne implorano l’aiuto testimoniano eloquentemente che sono accetatissimi a Dio gli onori a lui tributati. Anzi, la stessa pia ricerca e tendenza degli animi verso gli impegni di questa devozione, che potè essere inserita nei fedeli solo in modo celeste, mostra come piaccia a Dio che il medesimo culto attraverso maggiori incrementi provochi ancor più i favori di Giuseppe, per mezzo dei quali siano procurate alla Chiesa più copiose ricchezze della divina grazia”.
55 In un’altra lettera lo stesso Pio IX così elogia l’opera del Dondi: “In questi miserrimi tempi, nei quali il popolo cristiano ha bisogno di potentissimi sostenitori presso Dio, certo non può cercare per sé nessun patrocinio più valido, secondo a Maria, che da colui al quale lo stesso Dio affidò suo Figlio e la madre, e che costituì padrone della sua casa. Perciò, quanto più largamente il suo culto si estenderà, maggiore sarà la cura che lo favorirà, più vivamente si mostrerà, tanto più rapidi e abbondanti sono da sperarsi a ragione gli effetti della divina misericordia. Che cosa, infatti, negherà a lui o il Figlio divino, che gli fu sottomesso, o la Vergine Madre, che, già soggetta al suo cenno e ora partecipe del regno della misericordia, può tutto presso Dio?”. 56
È dovuto a queste ed altre iniziative se, mentre tutta l’attenzione del Concilio Vaticano I era concentrata sul tema della infallibilità pontificia, al principio di luglio del 1870 circolò tra i Padri un Postulatum – preceduto qualche mese prima da un altro Postulatum sottoscritto da 43 Superiori Generali di diversi Ordini e Congregazioni religiose -, che nuovamente richiedeva fossero riconosciuti a S. Giuseppe tutti gli onori che gli competono, in particolare che gli si concedesse nel culto e nella liturgia il primo posto dopo la SS. Vergine e che venisse proclamato Patrono della Chiesa universale.
Il documento raccolse in brevissimo tempo la firma di 218 Vescovi e 38 Cardinali (su 42), ma non potè venire discusso a motivo della sospensione forzata del Concilio, dovuta all’occupazione degli Stati Pontifici il 20 settembre 1870. 57 Nella Vita di P. Alessandro Jandel (V, 4) 58 è riferito che il P. Maria Giovanni Giuseppe Lataste, domenicano della Provincia francese morto il 10 marzo 1869, offrì la propria vita per ottenere che S. Giuseppe fosse dichiarato patrono della Chiesa universale e che il suo nome fosse inserito nel Canone. Fu Pio IX che lo rivelò allo stesso P. Jandel, Maestro Generale dell’Ordine, che gli aveva consegnato la lettera del P. Lataste, aggiungendo: “Noi abbiamo ricevuto più di 500 lettere, nelle quali ci domandavamo di dichiarare S. Giuseppe Patrono della Chiesa; ma P. Lataste soltanto ha offerto la sua vita”.
Speranza della Chiesa
Sappiamo come la grande devozione alla Madonna da parte di Pio IX, devozione che trovò la sua massima espressione nella definizione dell’Immacolata (8 dicembre 1854), non andava disgiunta da quella verso S. Giuseppe. Ne è espressione la presenza della figura di S. Giuseppe nel grandioso affresco della Sala dell’Immacolata, realizzato da Francesco Podesti, presenza che un grazioso annedoto, non facilmente documentabile, 59 attribuisce all’intervento di Pio IX. 60 In detto affresco S. Giuseppe è posto accanto a Gesù immediatamente prima di S. Pietro. Non a caso, dunque, nell’allocuzione concistoriale Maxima quidem (9 giugno 1862) Pio IX aveva invocato per la prima volta S. Giuseppe davanti ai nomi degli apostoli Pietro e Paolo!
In una allocuzione del 1854 Pio IX indicava in S. Giuseppe la più sicura speranza della Chiesa dopo la SS. Vergine. 61
In una allocuzione del 1862 (giugno?) raccomandava che i sostegni della Chiesa nascente, Maria e Giuseppe, riprendessero quel posto che non avrebbero mai dovuto perdere. Lo stesso concetto era ripreso nell’allocuzione del 29 giugno 1867:
“Maria e Giuseppe sono usciti dal cuore degli uomini e fino a quando non vi avranno ripreso il potere che vi esercitavano, il mondo non sarà salvato. Ma io spero bene per gli anni futuri. S. Giuseppe è meglio conosciuto, più amato, più onorato; egli ci salverà”.
Nell’udienza concessa il 3 marzo 1868 a una rappresentanza del periodico Le propagateur de la dévotion à Saint Joseph et à la Sainte Famille, pubblicato a Parigi dal 1862, 62 Pio IX affermò: “Vedo con grande piacere che la devozione a S. Giuseppe aumenta sempre più in Francia”.
Ringraziando P. Rosière per l’offerta e il libro inviatigli, Pio IX manifestava la sua non minore gratitudine per lo zelo dimostrato da questo Padre nel diffondere il culto di S. Giuseppe “non solo perché va trattato con sommo onore colui al quale il Verbo fatto carne si sottomise e la Madre di Dio servì, ma anche perché va trattato con sommo onore colui al quale il Verbo fatto carne si sottomise e la Madre di Dio servì, ma anche perché abbisognando la Chiesa, soprattutto in questi tempi, di aiuti del tutto potentissimi, non può essere trovato nessun patrocinio più opportuno e più saldo, dopo quello di Maria, che il favore di Giuseppe, al quale certamente nulla negherà colui che volle essergli soggetto. Questi ossequi, inoltre, conferiscono non poca efficacia alle preghiere che rivolgiamo alla Vergine, dal momento che non potrebbe non godere degli onori tributati al suo sposo, alla cui venerazione ella ci attira col proprio rispetto. Dio, infatti, che con le più ardenti fiamme di carità oggi ovunque suscitate nel popolo cristiano verso l’educatore del suo beatissimo Figlio, sembra dire a tutti: ‘Andate a Giuseppe’, si compiacerà certamente di un diligente culto reso a lui, e presterà più attento ascolto ai voti rivoltigli per suo mezzo e più facilmente si lascerà muovere a misericordia”. 63
Pio IX era profondamente convinto che la devozione a S. Giuseppe del popolo cristiano fosse ispirata da Dio, come già avemmo occasione di osservare e come appare anche da questa sua espressione del 30 dicembre 1872: “Avendo Dio voluto fortificare, col patrocinio di S. Giuseppe, la sua Chiesa perseguitata da ogni parte, ispirò alle anime cristiane di considerare con più cura la sua santità eminente e la sua sublimissima dignità, come pure le sue prerogative particolari, così che, essendo portate a rendergli un culto più fervente, si sforzassero di ottenere le sue buone grazie e di conciliarsi il suo potentissimo soccorso”.
Quemadmodum Deus
Il patrocinio di S. Giuseppe fu proclamato l’8 dicembre 1870 da Pio IX per mezzo della S. Congregazione dei Riti col decreto Quemadmodum Deus, che venne promulgato durante la Messa solenne nelle basiliche di S. Giovanni in Laterano, S. Pietro in Vaticano e S. Maria Maggiore.
Si tratta di un decreto che, al dire di Giovanni XXIII, “aprì una vena di ricchissime e preziose ispirazioni ai Successori del nono Pio”. 64
La figura di S. Giuseppe viene illustrata attraverso il ruolo che ebbe il patriarca Giuseppe nella storia della salvezza. Quello che Giuseppe, figlio dell’antico Giacobbe, fu in relazione alla vita naturale di Israele, lo fu S. Giuseppe riguardo alla vita soprannaturale degli uomini. Se questa analogia non è originale, trovandosi già nella letteratura medievale, la sua presenza nel documento pontificio la rende, tuttavia, autorevole, confermando per S. Giuseppe il suo condizionante ruolo nella storia della salvezza. Dalle mani dei due Giuseppe sono dipesi i destini di due famiglie tanto collegate alle sorti dell’umanità.
Il decreto pone innanzi tutto in evidenza la dignità unica di S. Giuseppe “costituito da Dio signore e principe della sua casa e della sua possessione ed eletto a custode dei divini tesori”. L’immacolata Vergine Maria fu sua sposa e Gesù – il desiderato delle genti – si degnò di essere creduto suo figlio e gli fu sottomesso: a Giuseppe toccò non solo di vederlo, ma di conversare con lui, abbracciarlo e baciarlo con paterno affetto e di averne cura.
Poiché Giuseppe è secondo in dignità solo alla Vergine ed è stato onorato da Dio in modo così eccezionale, è ragionevole che la Chiesa faccia ricorso a lui nelle proprie angustie. Il documento non può fare a meno di definire come “tristissimi” quei tempi: “La Chiesa trovasi talmente dappertutto aggredita dai suoi nemici, e da tali gravissime difficoltà oppressa, che gli empi già si persuadono essere ormai venuto il tempo in cui le forze dell’inferno abbiano sopra di essa a prevalere”.
La “luttuosa condizione dei tempi” persuade Pio IX a “mettere se stesso e tutti i fedeli sotto il potentissimo patrocinio del santo Patriarca Giuseppe”, sollecitato a farlo “dai Venerabili Vescovi di tutto il mondo cattolico a nome loro e anche dei rispettivi greggi” e dal “Sacro Ecumenico Concilio Vaticano”. 65 S. Giuseppe viene, quindi, dichiarato solennemente Patrono della Chiesa cattolica.
I tristissimi tempi Il lungo periodo del pontificato di Pio IX fu particolarmente tormentoso sia dal punto di vista politico che religioso, con l’aggravante che tutto dovette essere sopportato dallo stesso uomo per ben 32 anni. Un breve richiamo a quei “tristissimi tempi” farà meglio intendere il ricorso a S. Giuseppe e la proclamazione solenne del suo patrocinio.
Il rifiuto di Pio IX a entrare in conflitto contro l’Austria (29 aprile 1848) fu ritenuto come responsabile dell’insuccesso della guerra e gli attirò una tale impopolarità, dopo la vittoria di Carlo Alberto a Goito nel maggio 1848 e l’armistizio imposto dal Radetsky a Custoza nel mese di luglio, da costringerlo alla fuga da Roma (24 novembre). Anche dopo il suo ritorno da Gaeta (12 aprile 1850) con l’aiuto dei francesi, Pio IX fu continuamente osteggiato dal liberismo anticlericale. Le leggi Siccardi (1850), emanate nel regno di Sardegna, ma poi estese alle altre regioni italiane, provocarono deportazioni di Vescovi, soppressione di colleggiate e di ordini religiosi, incameramento di beni ecclesiastici e incarceramento di sacerdoti. Contemporaneamente non erano assenti le persecuzioni religiose sia nella Spagna che in Germania, Polonia e Russia.
Dal 1859 la tensione con la Casa Savoia aumentò, brigando questa per l’annessione della Toscana, dei Ducati e delle Legazioni: nel 1860 Cavour fece occupare le Romagne, le Marche e l’Umbria, così che, dopo la sconfitta di Castelfidardo (18 settembre), al Papa rimase solo Roma con il circostante Patrimonio di S. Pietro. Massoneria e anticlericalismo ostacolavano qualsiasi tentativo di riconciliazione tra il governo italiano e la S. Sede, in particolare riguardo al provvedimento delle numerose diocesi vacanti. Sono dell’autunno del 1867 gli episodi garibaldini che funestarono Roma. Infine, il 20 settembre 1870, attraverso la breccia di Porta Pia venne occupata Roma dalle truppe del governo italiano.
Gli errori in campo filosofico, religioso, morale e sociale andavano di pari passo con i turbamenti politici, come ne è prova la loro condanna, maturata dopo una decina di anni di riflessione, con l’enciclica Quanta cura e la celebre lista di ottanta proposizioni erronee, denominata Syllabus (8 dicembre 1864). È facile immaginare la la reazione che Pio IX ne ebbe da parte avversaria e le accuse rivolte al Papa di essere contro la civiltà e il progresso.
Inclytum Patriarcham
Il 7 luglio 1871 la Lettera apostolica Inclytum Patriarcham viene a “rinnovare, confermare e anche ampliare” il decreto dell’8 dicembre 1870, determinando “tutte e singole le prerogative di onore, che secondo le rubriche generali del Breviario e dal Messale Romano spettano ai principali santi Patroni”.
Viene, dunque, confermato che la festa del 19 marzo sia celebrata nel mondo intero col rito doppio di prima classe, però senza la ottava per ragione della Quaresima. Nelle due feste di S. Giuseppe (19 marzo e Patrocinio) deve essere sempre aggiunto il Credo. Nella orazione A cunctis va aggiunto, dopo l’invocazione della B. Vergine, degli Angeli e di S. Giovanni Battista: cum Beato Joseph. Si determina. Inoltre, ordine e formula della commemorazione a onore di S. Giuseppe nelle commemorazioni dei Santi.
La Lettera apostolica aveva esordito con l’affermare che la Chiesa cattolica giustamente (merito) “onora S. Giuseppe con grandissimo culto e lo venera con pio intimo affetto”, riecheggiando la “gloria e l’onore” che incoronano Giuseppe nei cieli.
Dio onnipotente ha voluto, infatti, che tra tutti i suoi santi l’illustre patriarca Giuseppe fosse sulla terra “il purissimo e vero sposo dell’Immacolata Vergine Maria” e “il padre putativo del suo unigenito Figlio”. Perché compiti così sublimi fossero adempiuti fedelissimamente, Dio lo aveva arricchito largamente di grazie del tutto speciali (gratiis prorsus singularibus auxit et abunde cumulativit).
“Le nuove e maggiori espressioni di culto pubblico” che i pontefici assegnarono a S. Giuseppe – il documento ricorda Sisto IV, Gregorio XV, Clemente X e Benedetto XIII – avevano come scopo di “aumentare di giorno in giorno e di eccitare più ardentemente nei cuori dei fedeli la devozione e l’ossequio verso il santo Patriarca e di esortarli a implorare con somma fiducia la sua intercessione presso Dio”. Quanto previsto si realizzò, perché “la devozione dei fedeli verso S. Giuseppe crebbe e aumentò”, come ne sono prova “le innumerevoli e ardentissime istanze che da ogni parte… da ogni ceto di fedeli e, ciò che più conta, da molti venerabili fratelli nostri Cardinali della S.R.C. e Vescovi” pervennero alla Sede apostolica. Fu, dunque, tutta la Chiesa, fedeli e pastori, a “chiedere con insistenza” in tempi nei quali “una immane e terribile guerra venne indetta contro la Chiesa di Cristo”, che S. Giuseppe venisse dichiarato Patrono della Chiesa cattolica. “I meriti e l’intercessione di S. Giuseppe”, dei quali la Chiesa aveva preso coscienza meditandone la eccelsa dignità, le avrebbero consentito, infatti, “di invocare più efficacemente la misericordia di Dio per allontanare in questi tempi luttuosi tutti i mali che la turbano da ogni parte”.
Il 6 maggio 1872 Pio IX considera suo compito introdurre nella Sede apostolica la solenne celebrazione della festa di S. Giuseppe. A tale scopo vuole che “ricorrendo l’annua festa di S. Giuseppe, celeste patrono della Chiesa universale, si tenga Cappella pontificia nel nostro Palazzo pontificio a di lui onore, il che comandiamo e prescriviamo si pratichi in ciascun anno, di guisa che codesta Cappella pontificia, da celebrarsi ogni anno in onore di S. Giuseppe, si annoveri con le altre, affinché lo stesso santissimo sposo della Madre di Dio voglia proteggere e difendere col suo patrocinio, in tanta guerra di nemici, non meno la cattolica religione che questa Sede apostolica, e rispondere benignamente alle preghiere che a lui si offrono da tutto il popolo fedele e alla speranza e fiducia che in lui meritamente collochiamo.
Questo abbiamo stimato di significarvi”. 66 A ricordo del Patrocinio A ricordo dell’avvenimento della proclamazione del Patrocinio, Pio IX diede ordine che fosse eseguito un grande arazzo. Francesco Grandi ne preparò il cartone nel 1871 e l’arazziere Pietro Grandi ne preparò il cartone nel 1871 e l’arazziere Pietro Gentili montò il telaio nel 1875. La grande opera, che misura m 2,65 x 4,02, fu terminata solo nel 1915 sotto il pontificato di Benedetto XV, che la inaugurò.
Nel quadro, che rappresenta S. Giuseppe con il bambino in braccio, sono ben visibili la data MDCCCLXXI e lo stemma di Pio IX. Due angeli, inginocchiati ai piedi del Protettore della Chiesa, sostengono l’uno la basilica di S. Pietro e l’altro il decreto di Pio IX Quedmondum Deus. 67 Un altro ricordo del Patrocinio è legato a una medaglia di mm 4 di diametro, coniata in oro, argento e bronzo. Rappresenta da un lato S. Giuseppe, in piedi, tra la Madonna col bambino e la figura della Chiesa. L’iscrizione dice: “Iosephus Mariae V. Sponsus Ecclesiae Cath. Patronus Datus 1871; dall’altro lato è raffigurato il Papa con l’iscrizione: Piux IX Pont. Max. An. XXXI (che corrisponde al 1876). Il gruppo fu eseguito da Francesco Bianchi, mentre Ignazio Bianchi riprodusse l’immagine di Pio IX. 68
In occasione della medesima Proclamazione avrebbe dovuto essere realizzato a Roma anche un grandioso progetto edilizio. Tale progetto, elaborato da Andrea Busiri – Vici, riguardava l’attuale l’attuale piazza della Repubblica o piazza Esedra, nella cui parte centrale sarebbe sorto un monumento a S. Giuseppe, decorato da due grandi fontane. Inoltre, nella adiacente basilica di S. Maria degli Angeli, la navata destra era destinata a trasformarsi in una ricca cappella dedicata al Santo. 69
Ora S. Giuseppe è più conosciuto Viene riferito che in occasione dell’udienza del 2 febbraio 1878, a cinque giorni dalla sua morte, richiesto da un religioso perché fosse così sereno, Pio IX rispose: “Ah! È che ora S. Giuseppe è più conosciuto. Di qui la mia fiducia! Se non io, il mio successore assisterà al trionfo della Chiesa, della quale io l’ho costituito solennemente il patrono”. 70 Ogni giorno della sua vita Pio IX era solito recitare questa preghiera: “Umilmente prostrati al vostro sacro piede, o santissima Vergine, vi confessiamo i nostri peccati, così numerosi, così gravi!... Perdonateci, o Signore, i nostri grandi peccati… Concedeteci il perdono per i meriti di S. Giuseppe, suo casto sposo, vostro padre protettore e nostro aiuto nell’agonia della morte…”.71 Pio IX dovette molta della sua forza nel guidare la barca di Pietro tra tanti marosi alla sua intrepida fiducia in S. Giuseppe, ma anche S. Giuseppe deve molto del suo riconoscimento ufficiale nella Chiesa a Pio IX, il quale, interpretando i segni dei tempi, ebbe il merito grandissimo di intuire nella crescente devozione dei fedeli verso S. Giuseppe, suscitata e sorretta dallo Spirito Santo, la risposta alla angosciosa situazione della Chiesa: sarebbe stato S. Giuseppe, con la sua potente intercessione presso Dio, a salvare la Chiesa! La soluzione è ancora una volta analoga a quella cui era già ricorsa l’umanità nelle antiche tribulazioni di Israele: Ite ad Ioseph!
La teologia di S. Giuseppe elaborata da Pio IX è solo una teologia empirica, se vogliamo, ma assolutamente genuina. Toccherà ai suoi successori il compito di esporla sotto l’aspetto speculativo; ma intanto il nome di Giuseppe rifulge in alto su tutta la Chiesa.
1A.S.S. 6 (1870) 193.
2Cf. U. BETTI, in AA.VV. La costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione, Torino 1966, p. 181. L’A. considera tale espressione tra le motivazioni “non sufficientemente fondate” e “più effetto di causale contrattempo che di determinata deliberazione” e cita la testimonianza del Card. L. Billot. 3Ed. Vallecchi, Firenze 1971, vol. III, coll. 451-458.
4Città del Vaticano 1952, vol IX, coll. 1510-1523.
5Ed. Città Nuova, Roma 1968, vol X, coll. 901-907-
6Ed. Herder, Freiburg i. Br. 1965, ed. 33, pp. 852-881.
7Cost. Dei Verbum, cap. V, 18.
8Joseph et Pierre dans l’èconomie du salut (1870-1970), in Cahiers de Josèphologie 18 (1970) 209.
9Cf. R. GAUTHIER, L’office et la messe du Patronage de saint Joseph, in Cahiers de Joséphologie 18 (1870) 5-95.
10 Cf. T. STRAMARE, Escritos inèditos de Pio IX. Un novenario y un panegirico de San José predicados por él cuando
era solamente Sacerdote, in Estudios Josefinos 27 (1973) 3-39. 170-197.
11 S.C.R., Urbis et Orbis, 10 sept. 1847. Per tutti i documenti della S. Sede che citeremo in questo capitolo ci siamo serviti della preziosa raccolta di B. BURKEY, Pontificia Iosephina, in Cahiers de Joséphologie 10 (1962) 387-398; 11
(1963) 157-188. 349-396; 12 (1964) 145-192. 341.388: 13 (1965) 161-199 alla quale rimandiamo. Alla data, da noi volta per volta indicata, si troveranno, oltre il testo, anche tutti i riferimenti utili.
12 Cf. ad es. Documenti Pontifici su San Giuseppe, Ed. Trevigiana, Treviso 1965, dove il nostro decreto è assente.
13 Cf. il decreto sulla inserzione del nome di S. Giuseppe nelle litanie dei Santi e dei moribondi, BENEDETTO XIII, Arch.
S.C.R., 1726, f. 452.
14 Cf. A. L. IGLESIAS, Movimento josephino anterior al Vaticano II (1815-1959), in Estudios Josephinos 23 (1969) 147
178.
15 Collectio Lacensis, Friburgo 1878, t. V, p. 185.
16 Ibid.,p. 473.
17 Ibid.,711.
18 Ibid., t. VI, p. 531.
19 Ibid., t. III, pp. 849ss.
20 Ibid., t. III, p. 524.
21 S. C. Indulg., Urbis et Orbis, 23 sept. 1846.
22 S. C. Indulg., Urbis et Orbis, 22 mart. 1847
23 Breve Exponendum Nobis, 17 maii 1859.
24 S.C.R., Veronem., 19 sept. 1859.
25 S.C. de Prop. Fide, Rescript., 14 jun. 1860 (ex Aud. SS.mi).
26 S.C. Indulg. Decretum, 4 febr. 1877 (ex Aud.. SS.mi).
27 Rescript. In manu mea, 4 mart. 1861.
28 Litt. ap. Sanctissimae Dei.
29 S.C. Indulg. Decretum, 4 febr. 1877.
30 S.C. de Prop. Fide, Rescript., 20 jan. 1856.
31 Breve Expositum Nobis, 6 sept. 1861.
32 Breve Expositum Nobis, 24 sept. 1861.
33 Litt. ap. Exponendum nuper Nobis, 26 aug. 1864.
34 Litt. ap. Universi Dominaci gregis, 23 sept. 1862. Cf. F. ROMITA, Il culto della Madonna e il sodalizio di San Giuseppe, in L’Oss. Rom., 2-3 maggio 1973.
35 Litt. ap. Pro pastorali munere, 18 aug. 1863.
36 Litt. ap. Quum sicut accepimus, 5 sept. 1871.
37 S.C. Ep. Et Reg., Augustodunem, 5 sept. 1871.
38 S.C. Ep. Et Reg., Chamberien., 2 oct. 1857 (ex Aud. SS.mi).
39 S.C. Ep. Et Reg., Bellicem., 6 jun. 1860.
40 S.C. Ep. Et Reg., Albien., 30 mart. 1862.
41 S.C. Ep. Et Reg., Decretum, 9 sept. 1863 (ex Aud. SS.mi 21 aug. 1863).
42 S.C. Ep. Et Reg., Decretum, (ex Aud. SS.mi 7 jun. 1867).
43 S.C. Ep. Et Reg., Decretum Laudis, 26 sept. 1863.
44 S.C. Ep. Et Reg., Venetiarum, ( ?) 1866.
45 S.C. Ep. Et Reg., 22 jul. 1870 (ex Aud. SS.mi).
46 S.C. Ep. Et Reg., 13 aug. 1875.
47 S.C.R., Sancti Josephi de Costarica, 8 aug. 1861.
48 Brece Exponendum nuper, 18 jun. 1867.
49 S.C.R., Adjacem, 24 sept. 1868 (ex Aud. SS.mi).
50 Cf. Arch. S.C.R., 1815, p. 335.
51 Cf. A. BATTISTON, Naturalezza y breve h istoria de la “Sociedad Promotora” de la Proclamación del Patrocinio de S.
José sobre la Iglesia universal, in Estudios Josefinos 9 (1955) 211-215.
52 A. MARCHESI, Amplificationis cultus S. Josephi… Votum, Romae 1870, pp. 168-169.
53 Il Divoto di San Giuseppe, Modena, 1 gennaio 1869.
54 Cf. A. BATTISTON, A.C., p. 214; B. BURKEY, l.c.
55 Breve attraverso la Segreteria delle Lettere Latine, 22 ott. 1864.
56 Breve attraverso la Segreteria delle Lettere Latine, 8 agosto 1865.
57 Cf. A. I. IGLESIAS, a.c., pp. 160-164. La Lettera Ap. Di GIOVANNI XXIII, San Giuseppe patrono del Concilio Vaticano
II, 19 marzo 1961, accenna solo a 153 firme di Vescovi e a 43 di Superiori Generali, citando Acta et Decreta Sacrorum
Conciliorum recentiorum, Collectio Lacensis, t. VII, coll. 856-857. B. BURKEY documenta che le petizioni dei prelati al Conc. Vat. del 1869-70 furono tre: la prima contenente i nomi di 118 Vescovi, la seconda firmata da 43 Superiori
Generali, la terza sottoscritta da 256 Cardinali e Vescovi (Pontificia Iosephina, in Cahiers de Joséphologie 12 (1964) 343).
58 Ne è autore G. M. CORMIER. Cf. San Giuseppe e i Concili Ecumenici Vaticani, in L’Oss. Rom., 19 aprile 1963. p. 6.
59 Altri lo riferiscono a un colloquio col pittore Andrea Berti: cf. A. GRACH. Saint Joseph patron de l’Eglise Universelle, in Revue de Saint Joseph 31/12 (1970) 5.
60 Cf. T. STRAMARE, San Giuseppe nell’affresco del pittore Podesti nella “Sala dell’Immacolata” dei Musei Vaticani, in L’Oss. Rom., 19 marzo 1975, p. 5.
61 Riferito nella Lettera Ap. Di GIOVANNI XXIII, San Giuseppe patrono del Concilio Vaticano II, 19 marzo 1961. 62 In Francia diffondevano la devozione a S. Giuseppe i seguenti periodici specializzati: Annales de Saint- Joseph
(Arras- Paris 1862), Le Messager de Saint- Joseph (Beauvais 1869), Annales de L’Association de Saint- Joseph (1870). 63 Breve attraverso la Segreteria delle Lettere Latine, 9 maggio 1866.
64 Lettera Ap. San Giuseppe patrono del Concilio Vaticano II, 19 marzo 1961.
65 Gli stessi concetti vengono espressi anche in una Lettera circolare della S.C.R. inviata lo stesso 8 dicembre 1870 a
tutti gli Ordinari per interpellarli circa il precetto della festa.
66 Decreto concistoriale Novum celeste. Cf. L’Unità Cattolica, n. 119, martedì 21 maggio 1872.
67 Cf. T. STRAMARE, Il restaurato arazzo di S. Giuseppe che si conserva nel Laboratorio Vaticano, in L’Oss. Rom., 18
19 marzo 1974, p.3.
68 Cf. T. STRAMARE, Quando Pio IX proclamò San Giuseppe patrono della Chiesa universale, in l’Oss. Rom., 17 marzo
1973, p. 6.
69 Cf. T. STRAMARE, Progetti in onore di San Giuseppe alle Terme di Diocleziano, in Joseph 51 (1973) 123s.
70 Cf. B. BURKEY, l.c., il quale cita A. RICARD, Saint Joseph, sa vie et son culte, Lille 1892, p. 337.
71 Cf. F. BEAUCHESNE THORNTON, Cross upon Cross: the Life of Pope Pius IX. New York 1955, p. 66, citato da B.
BURKEY.
Aveva scoperto in Lui un aiuto impareggiabile
In quest’anno dedicato a San Giuseppe, meditando di più sulla sua figura, chissà quanti avranno pensato che se guardassimo con maggiore attenzione al suo esempio di umiltà, obbedienza, nascondimento, ci renderemmo conto di quanto stiamo marciando per il verso opposto. Forse il suo silenzio ci sconcerta, o ci risulta difficile da comprendere perché non siamo capaci di fare silenzio e di stare nel silenzio. Vittorio Messori in un suo libro, Scommessa sulla morte, parlando di San Giuseppe fa una considerazione nel suo stile ironico ed eloquente, con cui sottolinea questo atteggiamento di umile silenzio del padre putativo di Gesù. Lo storico fa notare come nella Bibbia tutti parlino, personaggi principali e secondari e aggiunge che persino la mula di Balaam ha detto la sua, ma di San Giuseppe non si legge una sola parola. E forse questo lo ha reso lontano per alcuni. Eppure, ci sono silenzi, come quello di San Giuseppe, che sono capaci di comunicare in maniera sorprendentemente superiore alle parole e questo i santi lo hanno colto, hanno compreso l’importanza di porsi sotto la sua custodia e alla sua scuola che fu per diversi anni anche la scuola del Divino Infante. I santi hanno visto nella storia della Salvezza l’apporto indispensabile della sua presenza protettrice, attenta, capace di una fortezza eroica e hanno compreso che se Gesù ha avuto bisogno Lui, certamente per loro non poteva essere diversamente.
Tra le pagine del Diario di Santa Faustina Kowalska si scopre che anche l’apostolo della Divina Misericordia era legata a San Giuseppe e non semplicemente perché egli era tra i Patroni della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia, di cui faceva parte, ma piuttosto perché in Lui aveva scoperto un aiuto impareggiabile nella sua missione, nonché un appoggio del quale, da un certo punto in poi, non si sentì mai privata. Nel III Quaderno del suo Diario (il Diario della Santa è costituito da VI Quaderni) si legge, infatti, di un avvenimento che influì decisamente sulla devozione della suora polacca verso San Giuseppe. Così scriveva Santa Faustina:
«San Giuseppe mi ha chiesto di avere per Lui una devozione continua. Lui stesso mi ha detto di recitare ogni giorno tre preghiere insieme al “Memorare“. Mi ha guardata con molta cordialità e mi ha fatto conoscere quanto appoggia quest’opera e mi ha promesso il Suo aiuto particolarissimo e la sua protezione. Recito ogni giorno le preghiere richieste e avverto la Sua speciale protezione».
Dalle parole della santa ci pare di poter desumere che stia parlando di una visione avuta, ma potrebbe anche essere stata un’ispirazione interiore, alcuni parlano di propensione intima verso la devozione al santo ma, quell’espressione: mi ha chiesto, sembrerebbe non lasciare moltissimi dubbi, poiché fa intendere che San Giuseppe le abbia fatto direttamente questa richiesta. La preghiera “Memorare”, di cui scriveva santa Faustina e che immediatamente ci fa pensare a quella di San Bernardo scritta alla Vergine Santissima, è invece una preghiera che veniva recitata dalle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia e con la quale ci si rivolgeva a San Giuseppe chiedendogli di non far mancare la sua protezione e custodia ad essa il Santo Patriarca chiese di aggiungere tre preghiere che probabilmente erano un Pater, Ave e Gloria.
Qual era l’opera che San Giuseppe appoggiava? La diffusione del Culto alla Divina Misericordia con l’istituzione di una Festa da celebrare in tutta la Chiesa la Domenica In Albis e la fondazione da parte di suor Faustina di una nuova Congregazione di natura contemplativa, avente come scopo invocare sul mondo intero la Misericordia di Dio. Queste erano le missioni di cui era stata investita da Gesù stesso, missioni che le costarono tante sofferenze, delle quali si sentiva incapace e il cui peso in molti momenti le parve troppo grande per una povera suora di poca cultura e di salute precaria come era lei. Qui scende in campo il falegname di Nazareth, il silenzioso ma volitivo ed efficiente Giuseppe, che neanche a dirlo si pone quale Protettore della grande opera affidata alla santa. Pare che San Giuseppe si confermi quale Custode vigile, pronto, generoso con le anime che a Lui si affidano come si affidò Maria Santissima.
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