XXVII DOMENICA TO-A

 

Sia lodato Gesù Cristo!

 

Quando un pittore vuol dipingere un quadro, normalmente sceglie un modello: si tratti di un paesaggio, o di una immagine qualunque, o di una persona. Di modo che, guardando il modello con le sue linee e i suoi colori, cerca poi di ricopiarlo il più perfettamente che è possibile sulla tela o sul foglio, sul materiale dove dipinge.

Similmente, quando una sarta vuol fare un vestito, anche lei in genere sceglie il modello, così che il vestito sia ben confezionato e “vada a pennello”.

Insomma, quasi per ogni arte e mestiere ci vuole un modello o è assai utile, per imparare subito, bene, e senza errori.

Ora, carissimi fedeli, sembra che quanto noi facciamo per le cose materiali, lo facciamo anche e ancora di più per la nostra stessa vita. Nel senso che tutti quanti, più o meno, ci scegliamo dei modelli, ai quali guardiamo e che cerchiamo di ricopiare nella nostra concreta situazione.

Voglio parlarvi un po’ di questi modelli, ma tenendo presente la Parola di Dio appena ascoltata.

Nella Prima Lettura il testo sacro ci presenta un cattivo modello da non guardare e da non imitare: “Il popolo di Israele, la mia vigna preferita e prediletta, verso la quale ho usato un mucchio di attenzione - dice il Signore Jahwè - a suo tempo, invece di produrre uva buona, gustosa e abbondante, ha prodotto uva acerba. Io scarterò, rigetterò questo mio popolo!”. Ecco, non guardiamo e non imitiamo l’infedeltà del popolo di Israele dell’Antico Testamento.

Invece, nella Seconda Lettura l’apostolo San Paolo, scrivendo ai Filippesi, alla fine conclude: “Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me è quello che dovete fare”. Dunque, San Paolo è come se si presentasse quale modello e dicesse: Guardate me, imitatemi, ricopiatemi, fate come faccio io.

Infine c’è il brano del Santo Vangelo. Anche in esso abbiamo dei modelli sbagliati e cattivi, da non dover imitare: ossia quei vignaioli malvagi che presero i servi e poi addirittura presero il Figlio del padrone e tutti li maltrattarono e persino li uccisero. E abbiamo anche il modello buono, ossia il nuovo popolo a cui Dio affida poi la sua vigna e che produce frutto abbondante.

Ecco: abbiamo cattivi modelli e modelli buoni. Ho detto e ripeto: non solo per le varie arti e i vari mestieri ma anche e soprattutto per l’arte più importante di tutte e per il mestiere più prezioso di tutti che è la vita stessa, la nostra esistenza.

Tutti quanti sentiamo l’attrattiva dei modelli, ma, in maniera specialissima, i bambini e i giovani. Di modo che i ragazzi, se vedono per film un robot o un super-man o qualcosa del genere, cercano di fare allo stesso modo, di atteggiarsi anche loro così. Addirittura, sentii che un ragazzo si buttò dalla finestra perché pensava anche lui di …  volare come  super-man!  Ma anche noi grandi facciamo così, anzi forse senza volerlo lo facciamo ancora di più. Oltretutto, se noi adulti sbagliamo modello, facciamo guai molto più seri e pericolosi.

Lo sapete meglio di me che in giro c’è una grandissima confusione. Lo sapete meglio di me che le famiglie oggi sono dissacrate e infangate. L’amore fedele, puro e santo è diventato una cosa rara quanto mai o più unica che rara. Da che cosa è derivato tutto ciò?! … Certamente da tantissimi motivi, e non tutti possiamo elencarli, non tutti possiamo conoscerli. Ma mi sembra di poter dire che anche questo è un motivo: ossia, abbiamo scelto dei modelli cattivi. Quali? Quelli che vediamo nei film, le famose telenovele, o tutti quei film d’amore che normalmente ci presentano “amori-non amori”, amori fatti di tradimenti reciproci, di impurità, di cose simili, amori infedeli, amori non come Dio vuole. Vediamo che i protagonisti dei film lo fanno, lo fanno una volta, due volte, con una persona, con un’altra, con un’altra ancora. Essi si permettono tranquillamente tante esperienze e allora ci viene il tarlo roditore nella mente e nel cuore: Forse posso farlo anch’io! ... In fondo, quali possono essere le conseguenze? Più o meno è una cosa facile oltre che piacevole. Come dice la canzone: “Che c’è di male, che male c’è?”. E allora il film viene nella vita, e la vita diventa come quel film. E così i guai si moltiplicano sulla faccia della terra.

Secondo me,  anche questo può essere un motivo, o può aver contribuito. Aggiungiamo poi che, normalmente, tutti i cosiddetti “divi e dive” (o big o vip) che ci vengono presentati dalle pagine dei giornali, dalla radio, dalla TV, da internet sono pessimi modelli. Saranno magari anche bravi a giocare a pallone o a cantare o a recitare o in altri campi, ma come uomini e come donne, come mariti e come mogli che cosa valgono? Un fico secco, proprio nulla, degni di essere buttati via e calpestati dagli uomini! Quasi tutti sono sposati e divorziati più volte e hanno figli dappertutto! Sono questi i modelli che vogliamo imitare?! … Tante volte può capitare anche a noi di guardare a questi modelli, e così la nostra vita sbagliata diventa ancora più sbagliata.

Invece, carissimi amici, facciamo al contrario: ossia, scegliamo i modelli buoni, i modelli veri, i modelli che veramente valgono e che vale la pena cercare di ricopiare nella nostra vita.

Quali sono questi modelli buoni? Cominciano a guardarci attorno. Ognuno di noi conoscerà qualche amico o amica, qualche persona, coetanea, più grande, o anche più giovane che veramente dà esempi buoni. Una persona assai paziente, che non si scoraggia mai. Magari, un’altra è perfettamente pura nei suoi pensieri e negli sguardi. Un’altra è docile, obbediente. Un’altra persona prega molto e prega bene. Un’altra si accosta spesso e con fervore ai Sacramenti. Un’altra persona è onesta, giusta, di parola. Ecco: se sappiamo guardare, quanti esempi buoni ci sono attorno a noi! Possiamo già cominciare a imitare questi esempi di persone normali e comuni, con le quali abbiamo a che fare tutti i giorni.

Poi, salendo più su, arriviamo ai Santi e alle Sante che sono stati elevati dalla Chiesa agli onori degli altari. Ecco: invece di leggere tante sciocchezze, leggiamo le vite e gli scritti dei Santi, perché così ci infervoriamo anche noi nel fare le stesse cose:  nell’essere come loro, nell’amare Dio con tutto il cuore e l’anima e nell’amare e servire il nostro prossimo. Guardiamo ai Santi. Appunto San Paolo dice: “Fate come ho fatto io, quanto avete veduto in me fatelo anche voi, è quello che dovete fare”.

E poi, salendo ancora più in alto, troviamo la Madonna, Regina di tutti i Santi. Poche volte lei compare nel Vangelo e poche volte pronuncia delle parole, ma ci bastano queste poche volte per farci comprendere a quale altezza di santità e di perfezione era arrivata! Allora, contempliamo Maria, contempliamo i suoi misteri!

E alla fine, alla sommità di questa scala dei modelli buoni che vi sto prospettando, cioè proprio lui, il Maestro, lo stesso Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto Uomo,  il quale ha detto: “Imparate da me!”. Leggiamo il Vangelo, meditiamolo e rimeditiamolo nel nostro cuore; e anche se esso è di pietra, alla fine la Parola ascoltata penetrerà e produrrà i suoi benefici effetti, proprio come una goccia d’acqua che cade e ricada su una lastra di pietra sempre allo stesso posto.

Le persone buone attorno a noi, poi i Santi, poi ancora la Madonna, e infine Gesù: ecco i nostri buoni modelli da imitare. Riguardo alla Madonna e a Gesù, io vi insegno ciò che già conoscete, ossia un modo semplice e concreto, alla portata di tutti, un modo che c’è stato tramandato dai nostri padri e nonni, un modo buono per guardare a Gesù e a Maria, per meditare spesso sulla loro vita e i loro esempi, sui loro misteri, su ciò che hanno detto e fatto e accendere così in noi l’ardore di ricopiarli nel modo più perfetto possibile. Quale modo?  Lo avrete già compreso, ossia: il Santo Rosario! Ve lo ricordo oggi, in questo mese di ottobre e in prossimità della festa della Madonna del Rosario. Il Rosario detto bene, meditato, finisce per diventare vita, finisce per diventare carne nostra e sangue nostro, di modo che noi ci assimiliamo pian piano, un pochino sempre di più, proprio con questi sublimi modelli, Gesù e Maria. E così sia!

Sia lodato Gesù Cristo!

Padre Michele Iorio

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