STORIA DEL CULTO (2)

Si leva il giorno

 

Il grande cambiamento

Sotto la triplice influenza di personalità di primo piano, della pietà popolare e di alcuni eventi, ecco che, all’inizio del XV secolo, il nome di Giuseppe esce dall’ombra, come una primavera che sboccia. Fu un avvenimento spettacolare!

Dapprima fu l’epoca della predicazione popolare sullo stile di Bernardino da Siena. Per venticinque anni, questo francescano percorse l’Italia intera predicando con molto talento: il suo successo fu prodigioso. Il suo amore per Gesù e per il nome di Gesù lo spinse a comprendere l’importanza della Vergine e di san Giuseppe sul quale rifletté in modo molto profondo, seguendo le tracce di Ubertino da Casale.

In particolare non dubitava che san Giuseppe fosse in cielo in corpo e anima, poiché il suo ruolo, durante l’Incarnazione, fu così importante che, per conseguenza, egli necessariamente doveva sparire nel cielo come sulla terra (Sue espressioni si trovano in “Teologia”: Giuseppe in cielo).

Un altro italiano, questa volta domenicano, Isidoro Isolani (morto nel 1528), merita di essere chiamato il “profeta di San Giuseppe” (Suoi interventi si trovano in “Varie espressioni”).

Altro testimone sorprendente di quest’epoca è Jean Gerson. L’8 settembre 1416, pronuncia un memorabile discorso sulla natività di Maria. Questo tema è un pretesto per parlare di Giuseppe verso il quale prova un forte amore, una profonda venerazione. Ha capito l’importanza del matrimonio di Giuseppe e Maria e vorrebbe che, nel regno di Francia, la liturgia lo onorasse con una festa speciale.

Tutto era pronto per l’avvento della “prima figlia di san Giuseppe” nella storia della Chiesa: Teresa d’Avila.

 

Giuseppe diviene più importante

Con santa Teresa, fiorisce un’esperienza che dobbiamo considerare in modo adeguato. Nasce nel 1515 e raggiungerà il suo amato Gesù il 4 ottobre 1582.

Dio le suggerirà nuove idee su san Giuseppe. Un conto è considerarlo nei suoi ruoli eminenti, altro conto è considerarlo “Padre”, dando a questa espressione la pienezza del suo significato (questo argomento è sviluppato in “Grandi devoti”: Teresa d’Avila 1 e 2).

Dopo santa Teresa d’Avila, sulla sua scia riconosciuta e scelta,  la strada è aperta: san Francesco di Sales, Jean-Jacques Olier; tutto il XVII secolo vivrà una straordinaria intimità con l’Intendente del Padre.

Questa intimità si manifesterà in uomini di primo piano: bisogna scostarli. Non c’è nulla di più profondo degli scritti dell’Olier, nulla di più grande dei due panegirici di Bossuet scritti nel 1656 e 1661(questo argomento è sviluppato in “Grandi devoti”: Olier).

Il Canada, verso cui sono partiti i primi missionari, diverrà dal 19 marzo 1624, la terra di san Giuseppe e per sempre resterà tale.

 

 

Il XVIII secolo: l’apoteosi discreta

Senza clamore, ma in modo sincero, il XVIII secolo continua a meditare con una profondità che ancora oggi stupisce, sulla grandezza di san Giuseppe, che così bene era stata intuita nel secolo precedente.

Un famoso predicatore francescano, san Leonardo da Porto Maurizio (morto nel 1751), esercitò il suo ministero in Italia e si distinse per un’azione vigorosa contro quella deplorevole deformazione della fede cristiana che era il giansenismo. San Giuseppe è il suo grande ispiratore: lo propone agli uomini di tutte le età, di tutte le classi sociali (Suoi interventi si trovano in “Varie espressioni”).

Un altro importante ammiratore di san Giuseppe è, in questo secolo, sant’Alfonso Maria de Liguori (morte nel 1787), fondatore dei Redentoristi. Egli medita su un pensiero importante: la crescita dell’amore nel cuore di Giuseppe, amore verso Maria, amore verso Gesù (Suoi interventi si trovano in “Varie espressioni”).

 

I primi passi ufficiali

Toccò a Pio IX il compito di cominciare a promuovere san Giuseppe in modo ufficiale o, più esattamente, a togliere un poco il velo che copre la realtà, perché la Chiesa non produce da sé le proprie definizioni, ma tenta di esprimere ciò che Dio le rivela.

Il cuore di Pio IX  era rivolto a Giuseppe: ancora giovane sacerdote, a Roma, nella chiesa di Sant’Ignazio, nel 1823 aveva tenuto in suo onore una novena e un fondamentale panegirico che ancora oggi possediamo.

Appena giunto al soglio pontificio, il 10 settembre 1847, si affretta ad estendere a tutta la Chiesa una festa in onore del Patronato di san Giuseppe, che era nata nel 1860 nell’ambito del Carmelo spagnolo e italiano. L’imperatore d’Austria invano aveva già chiesto questo riconoscimento nel 1864. Pio IX fece molto di più: portò a buon fine un forte movimento, appoggiato da numerose petizioni e l’8 dicembre 1870, durante il grandioso scenario del Concilio Vaticano I, proclamò ufficialmente il Patronato di san Giuseppe sulla Chiesa universale. Così, esattamente sedici anni dopo la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, Giuseppe riceveva la prima consacrazione ufficiale della Chiesa.

Nulla si addiceva di più al cuore del Sommo Pontefice, anche se questi non agì “motu proprio”, seguendo, cioè, unicamente la sua volontà. Un considerevole movimento aveva sostenuto quest’iniziativa. Iniziato nel 1815, sotto Pio VII, voleva ottenere l’inserimento di san Giuseppe nel Canone della Messa e nelle altre preghiere ufficiali come, per esempio, il Confiteor. Chiedevano che san Giuseppe fosse nominato prima di san Giovanni Battista nelle Litanie dei Santi. Il popolo cristiano incitava, spingeva proprio verso questa direzione.

 

I primi frutti

I primi frutti di un così grande fervore non si fecero attendere; con stupore si assistette alla nascita nel secolo XIX, di ogni genere di confraternite, congregazioni, devozioni, concili provinciali consacrati a san Giuseppe.

In particolare questi concili sono testimonianza di un vero e proprio culto spirituale, poiché non è possibile che per puro caso si siano organizzati questi incontri in Austria, Cecoslovacchia, Ungheria, Colombia, America, Francia, a partire dal 1858, l’anno delle apparizioni di Lourdes.

Consideriamo il concilio di Bordeaux del 1868: fra i partecipanti si sviluppa la chiara coscienza di far parte di questo processo storico di rivelazione, di trovarsi nel cuore di ciò che noi ora stiamo studiando: “A causa – si legge negli atti del concilio – di una segreta e saggia disposizione della Provvidenza, questo felice sposo della Vergine Maria, protettore e sostenitore del Verbo incarnato, è rimasto per lunghi secoli nascosto alla vista degli uomini, senza culto e senza onori. Ma, nel tempo che aveva stabilito, Dio ha ispirato illustri araldi per proclamare la grandezza del santo Patriarca e per propagare il suo culto”.

Seguono alcuni nomi, alla fine dei quali si trova quello di Pio IX. Con l’avvento di un tale pastore, finalmente sbocciano ovunque “le testimonianze della più tenera e ardente devozione”.

D’altra parte, gli autori ritengono che Giuseppe possa assolvere a un importante compito della Chiesa: quello di “calmare gli asti e le rivolte per ridarci la vera pace”.

Il testo termina con una vibrante esortazione rivolta ai pastori affinché promuovano il suo culto anche attraverso una preghiera molto bella.

È molto significativo anche dare uno sguardo alle Congregazioni che si chiamano “di san Giuseppe”: le fondatrici sono spesso donne di primo piano, con delle solide qualità che ricordano santa Teresa d’Avila. Basti pensare a Emilie de Vialar, la cui congregazione, come diceva il curato d’Ars, piaceva molto a Dio; Emilie de Rodat, Anne-Marie Javouhey, della quale il re Luigi Filippo diceva: Madre Javouhey è un grande uomo!”. Le loro Congregazioni risplenderanno in tutto il mondo.

Ci furono anche dei fondatori come Pierr-Bienvenu Noailles, con la sua associazione della Sacra Famiglia, a Bordeaux.

Senza entrare in dettaglio, si può scoprire un elemento comune a tutte queste fondazioni: la felice congiunzione del senso, dal dato concreto e una grande unione a Dio.

 

Le grandi intuizioni di un secolo meraviglioso

Appena qualche mese prima dell’avvento di Pio IX, nasce in Canada, terra tradizionale di san Giuseppe, Alfred Bessette, che sarà scelto dalla divina Provvidenza per orchestrare magnificamente gli sforzi di Pio IX (Il servizio su Ite ad Joseph, n. 2 del 2010).

Il grande Pontefice e il piccolo frate lavorano entrambi alla medesima opera, insieme con una non meno modesta fanciulla di Lourdes, contemporanea del piccolo canadese. L’una sarà il punto di partenza del più grande santuario mariano del mondo; l’altro dell’Oratorio San Giuseppe, la più grande chiesa cattolica dopo San Pietro a Roma.

Lo sviluppo di un pensiero coerente su san Giuseppe, l’emergere della sua importanza hanno preso un andamento nuovo con l’avvento di Pio IX.

Ma tutto ciò che ora noi possiamo con meraviglia affermare, il secolo XVII lo aveva già intravisto. Per essere ancora più precisi dobbiamo dire che lo Spirito Santo ha lavorato in modo singolare, anche se, come sempre, nascosto tra il 1560 e il 1660.

Il 1560 è l’anno in cui Teresa d’Avila, a quarantacinque anni, sente profondamente il bisogno di quella riforma del Carmelo che sfocerà, due anni più tardi, nella creazione di San Giuseppe d’Avila.

Il 7 giugno 1960, san Giuseppe appare sui fianchi del monte Bessillon, in Provenza, per procurare dell’acqua ad uno sfortunato pastore che stava per morire di sete (Il servizio su Ite ad Joseph, n.3 del 2009).

La regina di Francia, il 19 marzo 1661, consacra la Francia a san Giuseppe. 

In questo periodo, tre protagonisti assumono un ruolo fondamentale in merito all’argomento che stiamo trattando: Teresa d’Avila, Francesco di Sales e Jean-Jacques Olier. Essi si succedono l’uno all’altro come in un’opera teatrale perfettamente congegnata.

Santa Teresa d’Avila mostra il sorprendente valore della sua parentela spirituale con san Giuseppe (questo argomento è sviluppato in “Grandi devoti”: Teresa d’Avila 1 e 2).

San Francesco di Sales, come se avesse ricevuto il meglio dello spirito di Teresa, diverrà un incomparabile discepolo di Cristo e un perfetto seguace della saggezza divina. Per quanto riguarda Giuseppe è difficile trovare che l’abbia amato e riverito più di lui. Confesserà: E’ il santo del nostro cuore, il padre della mia vita e del mio amore” (l’argomento è sviluppato in “Grandi devoti”: Francesco di Sales).

Accadde proprio come se san Francesco di Sales, prima di morire a Lione il 28 dicembre 1622, avesse voluto introdurre direttamente il terzo personaggio, il terzo protagonista, e non un attore minore, di questa riscoperta di san Giuseppe: Jean-Jacques Olier (questo argomento è sviluppato in “Grandi devoti”: Olier profilo,e Olier 1 e 2).

  Anche un quarto uomo, un importante contemporaneo, san Giovanni Eudes: ne intravede le chiavi segrete: l’Olier ne aveva una grande stima e lo chiamava “la rarità del suo secolo”.

Pio IX, unitamente a Bernadette, ha giocato un ruolo centrale nella rivelazione del mistero di san Giuseppe (argomento sviluppato in “Grandi devoti”: Bernadette).

(Da Giuseppe, una paternità discreta di André Doze, pagg. 37-90 rielaborate).

 

Visualizzazioni: 2

Commento

Devi essere membro di Radio San Giuseppe per aggiungere commenti!

Partecipa a Radio San Giuseppe

Radio San Giuseppe è un social network

Programmazione oraria

Santo Rosario
Ore 6.00-9.00-11.00- 12.00-17.00-20.30

Sacro Manto di San Giuseppe
Ore 7.00-10.00-22.00

Coroncina Divina Misericordia
Ore 15.00

Dolori e gioie di San Giuseppe 
Ore 15.15

Vita di San Giuseppe di Cecilia Baij
Ore 13.30-19.30

Il maestro parla al cuore
Ore 8.00-16.30-22.30

Andate da Giuseppe di Padre Angelo
Ore 6.30- 9.30-11.30

Conosci San Giuseppe? di Padre Ciro
Ore 10.30-12.30-15.30-21.30

Santi canonizzati a cura di Padre Michele
Ore 8.30-23.30

Spiritualità mariana
Ore 5.00-14.00-18.30-22.00

Spiritualià e Santi

Ore 7.30-20.00

Il mio San Giuseppe
Ore 17.30

Preghiere e Meditazioni

Qui puoi ascoltare la vita di San Giuseppe e dei Santi, le preghiere e le meditazioni cattoliche; qui puoi pregare il Santo Rosario e il Sacro Manto in onore di San Giuseppe.

© 2025   Creato da Radio San Giuseppe.   Tecnologia

Segnala un problema  |  Politica sulla privacy  |  Termini del servizio